Un blog come tanti
martedì 6 ottobre 2009
La "non" vittoria ai Macchianera Awards
Non era potuto venire alla BlogFest come me, e ci ero andata senza di lui, una toccata e fuga.. Giusto il tempo di seguire le premiazioni essendo in nominations. Un paio d’ore forse, in cui Macchianera e tutto il gruppo blogger diedero vita a Riva Del Garda.
Nell’uscire dalla Rocca, decisi di chiamarlo. Appena fuori, la lunga fontana fatta di mini getti, la luna piena e infondo un piccolo parco decisamente poco illuminato. Mi accesi la mia sigaretta e composi il suo numero. “Ciao L” “Ciao Elly, allora, come è andata?”. Decisi di sedermi sulla panchina più nascosta possibile. Intorno qualcuno ancora passava per andare a ballare.
Gli raccontai la serata e che purtroppo non avevo vinto. Avevo sempre amato la sua tonalità, era eccitante, calda, sinuosa… e sapeva benissimo cosa dire per entrarti dentro. Era una penetrazione scandita del suo tono di voce, a volte violenta come una scopata a volte cadenzata come una fellatio. Dipendeva tutto da lui e da che gioco voleva portarti a fare. Ma riusciva a fare sesso con quella voce.
Aveva iniziato ad abbassare il tono… incominciai ad avere qualche primo, inesorabile, brivido. Mi chiese se fossi sola. “Si”. Chissà per quale motivo prese a parlare dei post del mio blog: sapeva benissimo che in alcuni il protagonista era lui. Quel tono pacato, basso, pieno… incrociai le gambe… il vestito leggero si apri intorno. Scivolai lentamente sulla panchina.
Il buio intorno, nessuno per strada, gli alberi a coprire qualsiasi visuale. E la mia mano sulle mie cosce mentre l’altra teneva il cellulare…. Salii lentamente, seguendo ogni singola sua sillaba, che sembrava aprirmi il percorso. Giocai con le culotte di pizzo, fino a sfiorarmi il clitoride. Guardai velocemente intorno ma mi sarebbe comunque importato poco. La mia voce iniziò a cambiare e L se ne accorse. Senza dire nulla a riguardo, marcò ancora di più il tono della sua e entrò nei particolari erotici dei miei racconti, di me e di lui… avevo la vaga impressione che si stesse masturbando dall’altra parte…
Gli dissi chiaramente che avrei voluto il suo cazzo duro nella mia bocca, come quella volta, ricordandogli passo a passo di quando glielo succhiai così avidamente. Ebbe un calo di voce… sentivo che faceva fatica a tenere la tonalità bassa che mi piaceva tanto. Le mie mani, intanto, continuavano a giocare sul clitoride ormai duro e gonfio di piacere… Gli raccontai anche quello, di come le mie dita erano piene di quel liquido chiaro e cremoso solo sentendo la sua voce. Giocai con le piccole labbra, ritornai sul davanti e piano piano di nuovo indietro…
Mi disse che non era riuscito a resistere, che ce lo aveva in mano, che aveva voglia di me, che stava toccandosi sempre più animatamente pensando alle mie labbra sulla sua cappella ormai turgida… ero eccitata da morire, l’aria iniziava a farsi frizzante e il caldo della mia eccitazione faceva contrasto… quando mi sentì dire “ho voglia di scoparti” la mia mano era ormai impazzita… pigiai contro il clitoride sfregandolo forte e mi uscì un mugolio intenso… in un attimo un dito, due, tre, furono dentro… spinti fino infondo nella mia caverna bagnata. Mi piegai come a non farle uscire, a sentirle sempre più su, a ricordarmi di lui, della voglia che avevo… la sua voce, da uomo, continuò nel gioco mentre ansimava in modo ormai palese… “Sto per venire, vieni con me, sarà il nostro orgasmo…” Ci fu il silenzio, così improvvisamente… era come se nel frattempo era il suo corpo a parlare da quel telefono… mi zittii anche io. Avevo lo stomaco contorto da quell’orgasmo che mi stava prendendo in pieno centro di una cittadina, con l’uomo che era stato fonte dei miei racconti… Fu un lungo attimo di silenzio e di vibrazioni… venimmo insieme con un lungo sospiro nel cellulare…
Lasciai da parte il telefono e senza salutarci godemmo di quella strana alchimia fisica. Stesa su quella panchina cercai di riprendermi. Gli feci uno squillo arrivando a casa. Iniziai a scrivere subito, per raccontare di nuovo lui sulle pagine del blog.
Pensare che poteva essere solo il primo di altri orgasmi, che prima o poi lo avrei scopato, fu la vittoria più bella dei Macchianera Awards.
giovedì 1 ottobre 2009
Cera bollente al profumo di oppio
"Devo andare a fare due cose di spesa, mi accompagni?"
Ero in balia della sua fisicità… e della mia… il mio corpo rispondeva in modo autonomo a quell’eccitazione… mi succhiò dal collo in giù, si soffermò sul ventre, scendendo lentamente sul pube, alternando la sua lingua umida a morsi ben assestati, fino a farlo sul clitoride attraverso la seta… inarcai la schiena, non per dolore ma per piacere. Si girò e prese la candela nera…. La fiamma era alta… la piegò sul mio corpo… una goccia, due, tre, una dopo l’altra a riempire ogni angolo di pelle… il male fu godimento… e lui dietro alla cera a pulire la mia pelle con le sue labbra… si spostò sul seno, gocce bollenti sui miei capezzoli… chiusi gli occhi un istante… le sue dita rapide sul tessuto e lo sentì spingere a fondo… il suo cazzo turgido entrò in me proprio mentre stavo assimilando il calore della cera… l’oppio si mischiò ai nostri odori… e il cuore mi andò in gola.
sabato 26 settembre 2009
Il glande più carnoso e morbido... ma mi rimane ancora un dubbio...
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Qualche segnale lo aveva mandato anche durante la festa ma non avevo capito cosa volesse fare. Lo accompagnai sotto casa e quando fu il momento di salutarci, mi chiese di fare due chiacchiere ancora, spostando una via più in là l’auto, in modo da non essere sotto le case. Parlavo bene con lui, per cui in modo sereno dissi ok.
Al buio , tettuccio aperto, odore di alcool mischiato al fumo della sigaretta e quel sapore un po’ acre del sudore del ballo, incominciarono a salirmi lungo la pelle. La gonna, leggera, copriva a malapena le culotte di pizzo nero; la sua maglietta nera, scivolava leggera contro i suoi pettorali… Iniziai a essere leggermente nervosa… gli sfiorai un braccio… chinò la sua testa sul mio seno come a far finta di fare le fusa. Il suo profumo…. I miei capezzoli erano duri come chiodi…
Gli baciai il collo, dolcemente, fino a soffermarmi sul suo orecchio… tirò su la testa e ci perdemmo in un lungo bacio, di quelli che ti travolgono, di quelli che ti fanno gemere, che aprono la porta al resto…Infilai le mie mani sotto la sua maglietta, aveva una pelle sensazionale. Lo volevo, volevo il suo membo ormai già duro esplodere dai pantaloni di lino. Mi chinai e gli feci scivolare prima quelli e poi i boxer. Avida come non mai iniziai a esplorare la sua cappella turgida. Era il glande più carnoso e morbido che avessi mai avuto il piacere di prendere nella mia bocca. Era caldo, vellutato, di proporzioni decisamente ottime. Lo succhiai con una voglia infinita, lo volevo gustare più che potevo. Presi a danzare con le mia labbra, dentro e fuori, giù fino in fondo, prenderlo e lasciarlo.
I suoi gemiti riempivano l’aria e i miei brividi. Sentirlo così avevo un effetto non indifferente sul mio corpo che cominciava a godere da solo in parallelo. Mentre avevo il suo cazzo in bocca sentì la sua mano scivolare sotto la gonna a e infilarsi da dietro. Aveva le mani piccole, veloci, decise. Ci impiegò un attimo a giocare con il mio clitoride tanto da sentirmi subito piacevolmente inondata dai miei umori. Si soffermò su quello, ci giocò sapientemente… i miei capezzoli ebbero il contraccolpo molto presto. Mentre il clitoride esplodeva di piacere il secondo dito entrò nella mia passera ormai aperta pienamente. Si infilò fino infondo… ebbi un sussulto e succhiai ancora più forte… il suo gemito fu il susseguirsi di una serie di godimenti alternati.
Un attimo e passò dietro… il terzo dito girò intorno all’ano, lo bagnò piano piano trascinando gli umori del davanti per prepararlo.. un giro, due giri… e lo sentì dentro di me ritimicamente. Ero nelle sue mani, infilate dentro di me contemporaneamente… Lasciai il suo uccello stringendolo nella mia mano per godere… non riuscì a trattenermi. L’orgasmo venne accompagnato da un concentrato di brividi. La sua mano era appoggiata sulla mia testa mentre l’altra era padrona del mio sesso. Tentai di riprendermi e continuai nel gioco delle parti. Avevamo bevuto un po’ troppo, la sua durata era non indifferente.
Mi prese la testa e mi accompagnò verso i suoi capezzoli, mentre iniziò a masturbarsi per sollecitare ulteriormente il suo glande… lo osservai con la coda dell’occhio perché mi teneva stretta a lui… se da una parte non fu troppo piacevole, dall’altra in quel momento, era parte di quel gioco tra noi talmente eccitante da non perderne il gusto. Mi concentrai sui suoi capezzoli. Piccoli, carnosi… li mordicchiai sempre più forte, gli piaceva quel senso di piccolo dolore, non era uno troppo leggero… Mi lasciai di nuovo trasportare, erano i pettorali più disegnati che avessi mai visto. La sua mano sulla mia testa mi accompagnava sempre più decisa nel non mollare quello che stavo facendo.
“Mi manca poco, maledetto alcool, riprendilo in bocca, voglio godere dentro la tua bocca”. Mi ripiegai verso le sua cosce … Fu l’unico momento in cui riuscì a vedere il suo meraviglioso uccello gonfio, rosso, pronto per esplodere. Lo ripresi tra le mie labbra e giù fino in gola. Lo succhiai di nuovo ancor più avidamente. Sentì lui gemere ancora più forte e un getto caldo, pieno… il suo corpo irrigidito e inarcato. Mandai giù anche l’ultima goccia e lo ripulì sapientemente. Rimanemmo a lungo abbracciati, così, ancora qualche scarica lenta di quegli orgasmi ci prese strada facendo.
Lo riaccompagnai a casa, un lungo bacio fu l’ultimo saluto. Non lo riprovai mai più. Fu talmente carico di piacere, che ancora oggi ci penso. E fu cosi tanto misterioso da chiedermi a distanza di tempo, se fu davvero lo stesso piacere anche per lui.
La sveltina meno sveltina della mia vita

Ero in conferenza a Milano quella sera. Stranamente eravamo riusciti a entrare in sala nonostante l’affollamento della serata. Ci aspettavamo due ore di concentrazione a seguire il discorso. Non vi erano posti a sedere così ci mettemmo verso il fondo, sull’ultimo scalino laterale.
Mi ero vestita comodamente, proprio ipotizzando di dovermi sedere per terra e così fu. Stefano, invece, aveva mantenuto quell’eleganza fresca che gli dona moltissimo: la camicia slim scivolava perfettamente sui sui pettorali per nulla grandi ma definiti come forme nel marmo. Le spalle minute e le braccia delineate, la schiena muscolosa e i fianchi disegnati erano decisamente strizzati dal tessuto di cotone. Sotto, pantaloni classici che gli segnavano due glutei da premio Oscar.
Senza contare il notevole rilievo sul davanti.
Quella sera mi soffermai proprio lì e vidi che era ben dotato. Adoro il tessuto morbido scivolare sul pene e sottolinearlo nella sua forma. Si mise di fianco a me in piedi appoggiato al muro, giornale in mano. Sentivo il suo profumo più del solito quella sera, mi arrivava fino al cervello. Gli dissi una cosa nell’orecchio senza volerlo, sfiorandoglielo. Una scossa elettrica scese giù diretta al mio clitoride. Ebbi un sussulto per quel profumo di pelle così vivo, così maledettamente maschio. Iniziai a essere nervosa… iniziai a desiderarlo.
Le luci si spensero. Eravamo talmente indietro che il buio era davvero tanto nella nostra zona e il pubblico era decisamente un po’ più avanti. Gli chiesi di sedersi, ma fortunatamente rimase ancora in piedi, sullo scalino sottostante. Si fece un po’ più vicino, era troppo vicino. Era davanti alla mia bocca… i pantaloni si erano leggermente irrigiditi solo all’idea… Appoggiai la mia bocca su quel tessuto mordicchiando il suo pene. Divenne marmo. E più diventava duro, più le mie gambe iniziavano a chiudersi per fermare i miei umori che iniziavano a scendere.
Gli aprì la cerniera, scostai i boxer neri e non ebbi neanche il tempo di tirarglielo fuori che lo rimisi nella mia bocca pronta a ospitarlo. Il giornale difendeva il mio viso in modo quasi ironico… misi le mani sul suo culo così ben tornito e lo spinsi nella mia gola… talmente forte che mi mancò il fiato. Non potevo purtroppo seguire il ritmo cadenzato di un classico pompino perché comunque sia non eravamo soli. Lo strinsi in bocca, cercai movimenti con la lingua, lo succhiai avidamente. Lo puntai sul palato e dritto sempre di più verso la gola… usai i denti come supporto per dargli il massimo del piacere.
Il suo viso rigido, per non mostrare ciò che sentiva, riuscivano ancor di più a eccitarmi. Solo qualche smorfia non trattenuta mentre il suo membro diventava sempre più turgido… Ad un tratto con gesto deciso, si tirò indietro, si girò e si rimise a posto. Non ebbi il tempo di capire. Mi prese la mano e mi portò fuori dalla stanza, verso il bagno. Tutta la gente era là dentro, fu facile chiudersi. Mi buttò letteralmente contro il muro ed iniziò a mordermi i capezzoli attraverso la camicia. Aprì rapidamente la cerniera dei miei pantaloni che scivolarono veloci per terra, infilò rapidamente prima una, due tre dita di seguito spingendo forte in su, in quella che ormai era una fessura aperta e umida, mentre mi baciava con passione.
Non riuscì a trattenersi, sentivo esplodere di nuovo il cazzo duro al di là della stoffa… diede uno strappo secco al cotone e buttò via il mio perizoma, si aprì la sua cerniera e lo tirò fuori giusto il tempo di indirizzarlo dentro alla mia passera. Un colpo secco di reni e sentì il piacere prendermi a 360 gradi. Due colpi. Poi mi prese e mi girò, faccia contro il muro. Continuò così, lentamente ma con fermezza. Mi scopò a lungo, nonostante sentivo il piacere al settimo cielo. Appoggiò la mano sulla mia testa e mi piegò sempre di più forzando il mio corpo verso di lui, per riuscire a dare colpi sempre più forti e ben assestati.
Stavo godendo ripetutamente… penso di aver avuto più orgasmi, uno successivo all’altro…così violenti da togliermi il fiato. Finì la sua scopata perfetta con un altrettanto bacio violento, mentre ceravo di riprendermi dai miei ei suoi umori che colavano senza ritegno lungo le mie cosce. Ci rivestimmo insieme. E come mi aveva portato li, mi prese la mano e mi riportò in aula. Al buio nessuno si accorse di nulla, neanche della nostra lunga assenza.
lunedì 1 giugno 2009
La mia prima volta, sola, con lui nella mente

Non riuscivo a dormire quella notte, appena chiudevo gli occhi, lui si presentava bussando nei miei sogni. Con violenza prendeva posto nella mia mente, e ovunque, in ogni secondo, in quella notte, lui era sesso.
Lo sognavo dentro di me, sognavo il suo corpo, la sua lingua sul mio sesso, le sua mani sul mio seno, e sempre di più le mia gambe si chiudevano prese dagli spasmi mentre gocce di sudore lentamente ricoprivano la mia schiena… una sensazione cosi, giuro non l’avevo mai sentita. Il marito a fianco nel letto e io in mente solo lui. Il clitoride era gonfio che sembrava esplodere, le gambe non stavano ferme, persino lo stomaco era preso da questa eccitazione sopra ogni limite. E mi svegliavo continuamente, cercando di fermare quell’orgasmo mentale che mi stava uccidendo.
Decisi di alzarmi e andare in cucina per prendere una boccata d’aria alla finestra… solo la maglietta addosso, il perizoma avevo già dovuto levarlo talmente era fradicio dei miei umori e i capezzoli erano incollati al cotone leggero. Mi accesi una sigaretta ma lui mi saliva sempre più nello stomaco e la voglia ormai era alle stelle. Ma lui non c’era e neanche avrei potuto chiamarlo in piena notte….avrei voluto mi accompagnasse in quel momento...
Presi il flacone dell’olio per il corpo e lo portai in cucina, nella penombra chiusi la porta e apri la finestra per prender aria. Forse sarei riuscita a rilassarmi. Mi versai una lunga striscia di liquido sotto la maglietta e sulla pancia, in piedi tra la cucina e il balcone. Il vento si stava leggermente alzando e la mia figa lo sentiva volentieri nell’umidità dei suoi brividi. Massaggiai il seno sotto la camicia, spalmando l’olio accuratamente. La pelle unta era cosi morbida, cosi erotica, da lasciarmi senza respiro. Versai l’olio sulle gambe, continuando ad accarezzarmi… dovevo fare qualcosa, Davide non era li e io non ce la facevo più.
Mi infilai un dito nella fica e una scossa di desiderio mi percorse interamente. Appoggiai una gamba sullo sgabello del balcone… l’aria fresca sul caldo infernale delle mie labbra mi fece avere un giramento di testa, talmente era intensa l’emozione. Presi di nuovo il flacone e mi versai dell’altro olio nella mano, lo passai tra le natiche soffermandomi sul buchetto e, allargando leggermente le gambe, mi infilai il medio all’interno.
Il dito scivolava senza alcuna difficoltà e iniziai a gemere tentando di non svegliare nessuno, volevo godere, ma non potevo muovermi dalla cucina: presi quella strana bomboletta di forma fallica… non era mia abitudine ma quella sera lui mi stava massacrando, forse perché non lo avevo ancora avuto.
La misi in bocca cercando di immaginarmi il suo uccello e ne leccai la cappella ricordando il suo sapore, poi lo masturbai, spalmandola di olio. Allargai ancora di più le gambe ed appoggiai quel finto fallo alla fessura, inserendolo poi lentamente, ma senza esitazioni. Un’ondata di piacere mi travolse istantaneamente. Mi penetrai lungamente, assecondando i ritmi e il pensiero rivolto a Davide. Vicinissima all’orgasmo, mi piegai leggermente, tenendo il fallo inserito completamente nella fica. Con l’altra mano iniziai a stuzzicare l’ano.
Come stessi guardando una diapositiva, con gli occhi della mente rividi noi due in quella camera d’albergo. Mi rividi a carponi sul letto, a succhiare il suo cazzo e a ingoiarlo golosamente fino all’ultima goccia che Davide versò nella mia bocca, per poi ripulirlo sapientemente ancora con la voglia di lui….Spinsi due dita nel culo, inserendole completamente, a fondo. Per la prima volta, pensai, un uomo era riuscito a fami masturbare fino infondo, senza timore del mio corpo. Presa da davanti e da dietro, finalmente mi abbandonai all’orgasmo, rabbrividendo, gemendo e sospirando estasiata…
giovedì 7 maggio 2009
Monsieur D & me: sapore dolce e amaro

L'avevo semplicemente atteso da un mese quel giorno, piena di aspettative e voglie. In stanza io e lui da soli. Di fronte alla finestra aperte e la pioggia scrosciante che si riversava sul lago. Mi mise una mano sulle tette e controllò il mio capezzolo già duro dalla ricerca delle sue dita. Tentai di baciarlo, si spostò... lo considerai anzi era, indubbio, un rifiuto, non voleva le mie labbra. Ok, sarei stata la sua "Puttana" per un giorno. Senza baci quello si è.
Mi avvicinai e gli apri la cintura e i bottoni e lasciai cadere a terra i pantaloni. Infilai le mani sotto il golfino e tentai di sollevarglielo, ma preciso com'era, decise di levarselo lui. Appoggiai le mie labbra sul suo collo e me lo gustai fino a mordicchiargli l'orecchio. Volevo toglierli anche la camicia. Iniziai a sbottonarla piano, fino a sfilargliela. Tolse lui anche quella. I boxer neri erano ancora li.
Non ci sarebbero state coccole, per cui presi i lati e lasciai cadere anche quelli. Finì di svestirsi da solo e completamente nudo si rimise di fronte a me, avvicinandosi con un passo deciso, tanto da farmi perdere l'equilibrio e farmi sedere sul letto. Mi ritrovai con il sue pube davanti... avrei voluto la sua bocca, le sue mani... ma non era tempo, non era cosa. Almeno assaggiare il suo sapore. Lo presi delicatamente tra le mie labbra e iniziai a leccarlo, a baciarlo, a mordicchiarlo. Si staccò all'improvviso per andare a tirare la tenda... o forse solo per prendere un po' di tempo per rimandare il suo godimento.
Si riavvicinò sicuro di sè... mi fece mettere a 4 zampe sul letto e mi chiese di continuare... allungai la mano, gli accarezzai i testicoli e ricominciai con la mia bocca vogliosa del suo membro. Tentai di dare il meglio di me... mi aiutò lui con la sua mano mentre gli solleticavo la cappella decisamente rigonfia di voglia. Nel contempo la sua mano tentava di giocare sul mio culo e sul mio perizoma... Ogni tanto i suoi gemiti mi davano quella leggera carica per proseguire nel gioco. Poco dopo, al posto della sua mano c'era la mia: iniziai ad accarezzarlo con più vigore mentre la bocca ormai lo accoglieva tutto nel classico movimento dentro e fuori di una scopata orale da gran premio. Iniziai a sentire gocciolare, per poi esplodere in tutto il suo orgasmo... mi riempì la bocca, tanto che mi spostai un secondo per avere il tempo di ingoiare. Il sapore era dolce, pieno, quasi zuccherino... mi piacque molto, così mi riavvicinai e lo pulì con la mia lingua per non lasciarne neanche una goccia. L'ultimo suo gemito che toccò in punta di piedi il mio ego, fu proprio lì.
Mi girai con la faccia sul cuscino, infondo un po' imbarazzata da quel gioco cosi improvviso e cosi ricolmo di aspettative. Avrei voluto averlo a fianco, coccolarlo, baciarlo lungamente... non fù cosi. Rimase li di fianco in piedi. Mi aveva scopato la bocca con grande maestria e grande raffinatezza, in quel modo distaccato, ma godurioso di cui è un gran maestro. Si era messo a disposizione all'inizio.... ed io, senza pretese, ero stata in grado far godere colui che aspettavo da tre mesi...
Ebbi la sensazione di essere stata una brava "puttana" quel giorno, proprio una brava "puttana"......
martedì 31 marzo 2009
Un orgasmo da gran signore....

Colazione di lavoro... non ne avevo proprio nessuna voglia... e per di più sarei dovuta andare da quell'antipatico di manager che proprio non tolleravo. Sempre vestito bene, precisino, camicia bianca, gessato blu, scarpa sempre firmata e immancabile 24 ore di pelle nera.


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